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UFO in Sardegna nel 1977 ?! rivista cisu n.29

Last Update: 4/15/2015 2:46 PM
4/13/2015 4:16 PM
 
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www.ufo.it/pdf/riu29.pdf

Quando si prendono in conside-
razione i prodromi dell’ondata ufolo-
gica che imperversò lungo l’intera pe-
nisola italiana nel 1978 si nota subito
come essi si collochino non già all’i-
nizio di quell’anno incredibile, bensì
nell’autunno dell’anno precedente,
complice soprattutto un avvistamen-
to di notevole interesse e risonanza
pubblica non solo per la propria in-
trinseca rilevanza, ma anche per la na-
tura dei testimoni coinvolti e per l’e-
strema delicatezza - dal punto di vista
militare - delle località interessate. Il
caso ebbe ampia eco sulla stampa
dell’epoca, rendendo alla fine obbli-
gato l’intervento di enti istituzionali
(nella fattispecie dello Stato Maggio-
re della Difesa) per ridimensionare,
attraverso una “spiegazione” ufficia-
le (che in realtà finì per suscitare più
interrogativi di quanti non fosse riu-
scita a chiarirne), la ridda di ipotesi,
tutte inevitabilmente più o meno fan-
tasiose, subito scatenatasi.
Ma andiamo con ordine e vediamo co-
sa accadde nel cielo di Cagliari-Elmas
la sera del 27 ottobre 1977.
NASCE IL CASO
«INDAGINI SU UN AEREO NON
IDENTIFICATO
(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Il Ministe-
ro della Difesa comunica che sono in
corso accertamenti sulla presenza di
un aereo non identificato nel cielo del-
la Sardegna meridionale, giovedì 27 ot-
tobre, alle ore 17.35. Un rapporto
sull’avvistamento è stato compilato dal
personale della torre di controllo di Ca-
gliari-Elmas e dai piloti di due elicot-
teri dell’Esercito in volo sulla zona.
Ieri alcuni giornali sardi avevano ri-
portato la notizia che un oggetto lu-
minoso, di colore arancione, aveva in-
seguito i due elicotteri a bassa quota
per circa cinque minuti e che quindi
si era allontanato. Tra le ipotesi era sta-
ta fatta quella che l’oggetto fosse un
‘’UFO’’ (termine per indicare dischi
volanti o oggetti volanti di origine sco-
nosciuta)».
Così l’agenzia ANSA.
La notizia fu riportata con una certa
enfasi, ma anche con parecchia voglia
di scoop, sui quotidiani del 29 ottobre
1977. Eccone alcuni esempi: “Un ‘ufo’
insegue elicotteri all’aeroporto mili-
tare di Elmas”, La Gazzetta del Popolo;
“UFO sorvola Elmas”, La Sicilia; “‘Ufo’
in Sardegna insegue due elicotteri”, Il
Giornale; “Inseguiti da un ‘ufo’ 2 eli-
cotteri su Cagliari”, Il Resto del Carli-
no; “‘Ufo’ insegue due elicotteri a Ca-
gliari”, Avvenire; “Un misterioso UFO
insegue elicotteri”, Il Secolo XIX.
L’operazione mediatica continuò il
giorno successivo, 30 ottobre, con al-
tri titoli: “Dopo il rapporto di una ba-
se dell’Aeronautica. Ora anche il mi-
nistro s’interessa di ufologia. Inchiesta
sull’oggetto non identificato che ha in-
seguito due elicotteri in Sardegna sot-
to l’occhio dei radar”, Il Resto del Car-
lino; “Inchiesta sull’UFO inseguitore”,
Corriere della Sera; “Aereo misterioso
sorvola la Sardegna”, La Stampa; “Ae-
reo misterioso avvistato a Cagliari”, Il
Giorno; “Ufo in Sardegna: accertamenti
del Ministero Difesa”, Il Giornale di Ca-
labria; “Da parte del Ministero della Di-
fesa. Sono in corso accertamenti sul-
l’UFO apparso in Sardegna”, Il Tempo;
“Sull’‘Ufo’ di Elmas inchiesta mini-
steriale”, L’Unione Sarda.
Da questi titoli traspaiono alcuni ele-
menti interessanti. In primo luogo, no-
nostante quanto asetticamente affer-
mato dal Ministero a proposito della
semplice presenza di un «aereo non
identificato», molte testate titolarono
ponendo l’accento sul presunto inse-
guimento degli elicotteri da parte
dell’“UFO”: la notizia è in realtà ine-
satta in quanto non risulta essersi ve-
rificato alcun “inseguimento”: i testi-
moni si limitarono infatti ad osserva-
re una luce nel cielo buio.
In secondo luogo, nonostante quanto
affermato da Il Resto del Carlino del 29
ottobre, non risultò alcun tracciamen-
to radar dell’intruso.
In terzo luogo, infine, si diede subito
grande risalto all’inchiesta del Mini-
stero della Difesa, quasi a voler di-
mostrare - grazie all’interesse dimo-
strato dai militari - che gli UFO erano
una cosa seria.
Ancora, risultano di un certo interes-
se altre informazioni riportate da di-
versi quotidiani il giorno 29 ottobre (Il
Gazzettino, Il Giornale di Vicenza, Roma,
Il Piccolo, La Gazzetta del Mezzogiorno,
L’Arena) e il giorno 30 (Gazzetta del
Sud, La Nazione), che citando il tenen-
te colonnello Giomaria, capo dell’Uf-
ficio Operazioni dell’aeroporto mili-
tare di Elmas ed un altro ufficiale, ta-
le colonnello Colpo, sostenevano che
le autorità della base avrebbero deci-
so di far decollare un jet per intercet-
tare l’intruso, che tuttavia si sarebbe
dileguato a fortissima velocità prima
che ciò fosse possibile. Secondo gli uf-
ficiali di Elmas, inoltre, l’oggetto si sa-
rebbe allontanato «ad una velocità che
nessun velivolo in tutto il mondo pos-
siede».
Proviamo a mettere un po’ d’ordine e
a ricostruire con esattezza la reale se-
quenza dei fatti di quella sera.

L'Evento.
L’avvistamento - o, meglio, la serie di
avvistamenti - ebbe luogo in tre fasi
distinte, successive al decollo dall’ae-
roporto militare di Cagliari-Elmas per
una missione addestrativa notturna,
alle ore 17.30 del 27 ottobre 1977, di
tre elicotteri del 21° Gruppo Squadroni
“Orsa Maggiore” dell’Aviazione Leg-
gera dell’Esercito (A.L.E.) [1].
Questi, rispettivamente, gli equipag-
gi dei tre velivoli: Maggiore France-
sco Zoppi, comandante di Gruppo, e
Tenente Antonio Riccardelli (su mac-
china non identificata, probabilmen-
te un Agusta-Bell AB-206 Jetranger);
Sergente Maggiore Aldo De Muro e
Sergente Corrado Giannella (su un
Agusta-Bell AB-205); Capitano Ro-
molo Romani e Sergente Maggiore
Antonio Pisu (su macchina non iden-
tificata) [2].
Il primo avvistamento dell’UFO, ad
opera di Zoppi e Riccardelli, avvenne
dopo pochi minuti dal decollo.
Riccardelli riporterà [3] di aver visto
per alcuni secondi, alle 17.50 circa, un
cerchio molto luminoso che si muo-
veva ad elevata velocità con traietto-
ria nord-sud, sulla verticale di Sarro-
ch, ad un’altezza di circa 4.000 piedi.
Zoppi dirà invece di aver visto, men-
tre l’elicottero percorreva la gamba del
circuito “vento al traverso”, un disco
molto luminoso di colore rosso-aran-
cione, ad un’altezza stimata di circa
4.000 piedi sulla verticale del paese di
Sarroch, effettuare una traiettoria con
andamento nord-sud a velocità elevata.
Secondo il testimone la durata
del fenomeno sarebbe stata di circa 4-
5 secondi: pensando ad un jet in de-
collo dall’aeroporto di Decimoman-
nu, Zoppi sul momento non diede
troppa importanza al fatto.
Le condizioni meteo erano buone: cie-
lo sereno, vento a 10 nodi, visibilità
superiore a 10 chilometri. Entrambi i
piloti dichiararono poi di essere stati
informati, al momento dell’atterrag-
gio, che un fenomeno simile era sta-
to osservato dall’equipaggio di un AB-
205 e dal personale della torre di con-
trollo circa cinquanta minuti o un’ora
dopo il loro avvistamento.
Il secondo avvistamento avvenne al-
le ore 18.35 circa, stavolta ad opera del
personale in servizio alla torre di con-
trollo di Cagliari-Elmas. A corredo di
queste testimonianze esistono i for-
mulari “Relazione su avvistamento di
oggetto volante non identificato” com-
pilati dai due militari in servizio in
quel momento in torre [4]. In base al
primo di questi rapporti, l’UFO fu av-
vistato dalla torre in prossimità di uno
dei tre elicotteri in addestramento:
all’inizio dell’osservazione la luce si
trovava appena dietro l’elicottero, poi
lo sorpassò ad una velocità di poco su-
periore mantenendo la prua verso
nord e la stessa quota dell’elicottero.
Appena a ovest della torre (tempo tra-
scorso circa 50 secondi), l’UFO iniziò
a salire aumentando progressiva-
mente la velocità fino a raggiungere e
superare, «senza alcun dubbio», la ve-
locità di un jet militare. Il suo rateo di
salita era notevole, e questo assetto fu
mantenuto per circa tre minuti prima
che la luce scomparisse dalla vista
quando già si trovava ad una quota ri-
levante (più di 45.000 piedi). Poco pri-
ma che l’UFO si dileguasse, uno dei
testimoni ebbe l’impressione che l’og-
getto virasse verso destra e si fermas-
se per poi proseguire la salita con prua
verso nord fino a scomparire.
L’oggetto fu percepito di forma ovale
e di colore arancione senza variazio-
ni, con contorni ben definiti.
Secondo l’altro testimone l’oggetto ve-
niva da sud-ovest verso la torre e vo-
lava orizzontalmente con velocità ri-
dotta sui 300 km/h circa; poi, in posi-
zione di sottovento destro per pista 14
iniziò la salita accelerando progressi-
vamente con un’angolazione di circa
40/45°. Anche per questo testimone il
colore era arancione, ma la forma ton-
deggiante piuttosto che ovale, con
contorni «confusi» e nessuna fiamma
o scia in uscita da esso.
Quanto al rumore eventualmente as-
sociabile all’oggetto, uno dei due te-
stimoni affermò semplicemente di non
averne sentito alcuno, mentre l’altro
scrisse nella sua relazione: «Non sono
in grado di affermarlo in quanto c’era-
no i tre elicotteri nelle vicinanze», dan-
do evidentemente per scontato che se
anche l’oggetto avesse emesso qual-
che suono o rumore esso sarebbe sta-
to coperto dal frastuono dei motori
dei tre mezzi dell’Esercito.


il primo avvistamento per colore, forma e dinamica di volo,
probabilmente [SM=g2806961]un f104 oppure l'UFO di Zanfretta!,
che gironzolava [SM=g4413978] per l'italia un anno prima del 1978!!

Il secondo avvistamento della formazione di elicotteri si direbbero foo fighters.



Il terzo e ultimo avvistamento fu ef-
fettuato alle 18.50 circa (ora locale;
“17.40Z” secondo Zoppi: vedere nota
di chiusura n. 12 per la distinzione tra
ora locale e “ora zulu”) dai due mili-
tari De Muro e Giannella, a bordo
dell’AB-205. I due affermarono di aver
avvistato una palla di colore arancio-
ne, in presenza di ottime condizioni
meteo, muoversi in direzione nord-
ovest sud-est. L’avvistamento si sa-
rebbe protratto per alcune decine di
secondi, cioè fino a che l’UFO sareb-
be sparito innalzandosi a velocità mol-
to elevata senza essere più avvistato
in seguito.
Nessun avvistamento fu riportato dal
Capitano Romani e dal Sergente Mag-
giore Pisu, che erano a bordo del ter-
zo elicottero.

A rendere ancora più interessante il
caso, esistono diverse altre testimo-
nianze rese da persone che tra le 17.30
e le 18.00 circa ebbero modo di osser-
vare, dalla zona di Cagliari e addirit-
tura dai pressi dello stesso aeroporto,
fenomeni luminosi paragonabili a
quelli osservati dai militari dell’A.L.E.
e della torre di controllo di Elmas:
l’ufologo Giorgio Metta, della sezione
di Cagliari del Centro Ufologico Na-
zionale fu particolarmente solerte nel
raccoglierle [5].
Alle 17.30 un pilota civile che si trova-
va in auto con la fidanzata nei pressi
dell’aeroclub di Cagliari-Elmas vide
due elicotteri militari in fase di atter-
raggio mentre un terzo era in procin-
to di decollare: improvvisamente i due
osservarono un oggetto di forma ellis-
soidale di colore arancione chiaro che
sfumava nell’azzurrino passare nelle
vicinanze dei due elicotteri in volo.
La rotta era da nord-est a sud-ovest,
la quota di circa 500 metri e la velocità
di circa 1.000 km/h con volo orizzon-
tale.
Il pilota non diede particolare impor-
tanza all’avvistamento pensando di
aver osservato il postbruciatore di un
jet in volo.
Un Capitano dell’Aeronautica Milita-
re in fase di atterraggio a bordo di un
bimotore antisommergibili Atlantic al-
le ore 17.45-17.50 si trovò invece ad os-
servare un oggetto luminoso di forma
rotonda e colore verde.
L’oggetto si trovava esattamente da-
vanti al testimone, anche se ad una
quota superiore e, secondo Metta, gli
appariva immobile in quanto proce-
deva nella stessa direzione. Il milita-
re perse di vista l’oggetto dovendo de-
dicarsi alla manovra di atterraggio.
Altri tre testimoni, che si trovavano
nei pressi dell’aeroclub poco dopo le
17.30, videro passare da destra a sini-
stra, e quindi con rotta approssimati-
va da nord-est a sud-ovest, ad un’al-
tezza stimata di circa 600 metri e ad
una distanza di circa 200 metri dalla
perpendicolare a terra, un globo di for-
ma leggermente ellissoidale. Il suo co-
lore era inizialmente arancione chia-
ro, per passare poi al verde. Al mo-
mento dell’avvistamento, l’oggetto
stava transitando presso due elicotte-
ri militari che si trovavano sulla de-
stra rispetto alla collocazione dei te-
stimoni. L’oggetto svanì verso sud ad
una velocità di circa 1.000 km/h; la
durata dell’avvistamento era stata di
pochi secondi.
Ricapitolando, Metta evidenziò nella
sua relazione come il colore dell’og-
getto passasse dall’iniziale arancione
chiaro con leggere sfumature azzurre
al verdastro nel momento in cui si al-
lontanava dall’aeroporto.
Per quanto riguarda la forma, invece,
i testimoni da terra videro un oggetto
ovoidale mentre il pilota in volo de-
scrisse la forma come globoidale in
quanto, sempre secondo Metta, i pri-
mi lo vedevano di fianco mentre il se-
condo si trovava dietro di esso e ne
avrebbe visto quindi la sola parte po-
steriore.
Sempre dagli archivi del CUN emer-
gono le testimonianze di due donne
(madre e figlia) di Cagliari che, dalla
veranda di un’abitazione posta al quar-
to piano, alle 18.00 videro per circa tre
minuti un oggetto luminoso a forma
di globo, di colore arancione chiaro
nella direzione del paese di Sarroch.
Ancora, un insegnante di tedesco re-
sidente a Cagliari aveva appena par-
cheggiato l’auto poco prima delle
17.30 quando, alzando lo sguardo ver-
so l’alto, avrebbe visto una «palla di
fuoco» che emanava un’intensissima
luce arancione e che sfrecciava a ve-
locità elevatissima verso sud, sempre
in direzione di Sarroch.



per forma, colore, dinamica di volo,
si direbbe un foo fighter [SM=g3061178] quindi
tecnologia insettoide nel 1977.

[SM=g3061179] un disco nuovo (non censito)
oppure

[SM=g4414013] piu' probabilmente sempre
il disco solito insettoide del 1976
del caso F4 Phantom II iraniano
dell'anno prima.



I primi giorni del novembre 1977 fu-
rono caratterizzati da altri avvista-
menti effettuati in Sardegna da piloti
e da personale di torre di controllo.
Essi contribuirono a rendere il quadro
ancora più intricato e interessante.
Questa casistica è stata spesso ripor-
tata in maniera inesatta da diversi Au-
tori, al punto che non è facile farsi
un’idea precisa della corretta sequen-
za degli eventi. Tenteremo ora di met-
tere un po’ d’ordine, pur con tutte le
cautele e attenzioni del caso.
Un primo evento si verificò il 2 no-
vembre e, come si evince dalle rela-
zioni su avvistamento di oggetto vo-
lante non identificato compilate da
due addetti alla torre di controllo
dell’aeroporto di Elmas [6], esso si
svolse in due distinti momenti e in
due distinte località. I due operatori
di torre osservarono alle 18.55 un ovoi-
de di luce arancione di dimensioni pa-
ragonabili, se non superiori, a quelle
di un DC-9, proveniente da sud-ove-
st a 5.000/6.000 piedi circa; l’oggetto
si dileguò dopo cinque minuti salen-
do verso sud-est a 10/15.000 piedi, fer
mandosi e poi riprendendo la salita fi-
no a scomparire. In una delle due re-
lazioni si leggeva che due piloti di F-
104 dell’aeronautica militare tedesca
«hanno avvistato lo stesso o simile og-
getto in prossimità di Capo Frasca al-
le ore 17.38 locali».



Potrebbe essere la scia di un SR71, i post bruciatori
avevano una traccia molto marcata.

oppure

un possibile f104 oppure mig23 oppure un'UFO saurico.



Di questi avvistamenti del 2 novem-
bre dà notizia un articolo apparso su
Il Giornale dei Misteri a firma di Sergio
Conti (per il quale si veda la nota n.
5); la descrizione dei fatti riportata in
detto articolo non pare però del tutto
precisa, in quanto: a) colloca tempo-
ralmente l’evento al giorno 3 novem-
bre anziché al giorno 2; b) riferisce di
un solo pilota tedesco anziché di due;
c) afferma che l’avvistamento «del pi-
lota» (indicato fra l’altro come avve-
nuto «poco prima delle cinque pome-
ridiane») era da situarsi solo un quar-
to d’ora prima di quello dei due ope-
ratori della torre di Elmas.
Basandosi su quest’ultimo parametro
e tenendo conto della distanza inter-
corrente tra Capo Frasca ed Elmas,
l’Autore del pezzo effettuò un sem-
plice calcolo della velocità stimata
dell’oggetto (considerando che si trat-
tasse sempre dello stesso oggetto, co-
sa ragionevole ma non provata), sti-
ma che tuttavia non ha fondamento se
prendiamo per buoni i dati orari in-
dicati nelle due relazioni ufficiali.
Un articolo a firma di Giovanni Ma-
meli apparso il 10 dicembre 1997 su
L’Unione Sarda (“Gli strani oggetti vo-
lanti sui cieli della Sardegna”) riprese
il testo del Giornale dei Misteri e situò
anch’esso l’avvistamento del “pilota
tedesco” al 3 novembre.
Una fonte giornalistica [7] citò la data
del 2 novembre con riferimento ad un
modulo per messaggio inviato (con
oggetto: “Sorvolo di velivolo scono-
sciuto”) dal Comando del 30° Stormo
dell’Aeronautica Militare di Cagliari-
Elmas allo Stato Maggiore dell’Aero-
nautica e alla II Regione Aerea di Ro-
ma [8]: il guaio è che il messaggio il cui
testo fu riportato dalla sopra accen-
nata fonte (in un collage che compren-
de anche elementi tratti dalle dichia-
razioni dei due addetti alla torre di
Elmas del caso del 2 novembre) è in
realtà datato 5 novembre e si riferisce
ad un ulteriore evento ufologico av-
venuto a Elmas proprio il 5 e non il 2!
C’è anche chi, apparentemente consi-
derando come data del messaggio un
timbro “9 NOV” stampigliato due vol-
te sul foglio, ha ritenuto esistesse un
ennesimo caso avvenuto a Elmas quel
giorno [9]. In realtà, sembra trattarsi
di un errore, perché il riquadro
“GRUPPO DATA-ORARIO” del mo-
dulo indica chiaramente la data del 5
novembre (semmai a non essere leg-
gibile con chiarezza è l’orario, che pa-
re comunque essere “19.15Z”) [10].
Questo caso del 5 novembre - il se-
condo di nostro interesse dopo quel-
lo del giorno 2 - è documentato dalle
relazioni di avvistamento di oggetto
volante non identificato compilate an-
cora una volta da due addetti alla tor-
re di controllo di Elmas [11], che de-
scrissero l’avvistamento - alle 18.47
(ora locale) [12] e per una durata di cir-
ca otto minuti - di un fenomeno lu-
minoso dall’apparenza e dal compor-
tamento molto simili a quelli dell’UFO
del 2 novembre.



Potrebbe essere la scia di un SR71, i post bruciatori
avevano una traccia molto marcata.




Un terzo caso, riportato dai soli Con-
ti e Mameli [13], sarebbe avvenuto il 6
o 7 novembre, quando un aereo mili-
tare diretto a Cagliari, all’altezza di
Capo Carbonara, «veniva avvisato via
radio di fare attenzione perché il ra-
dar aveva inquadrato un ‘oggetto sco-
nosciuto’ che lo seguiva a una distan-
za di sette miglia». Nessun avvista-
mento sarebbe però stato effettuato
dall’aereo, neanche attraverso il radar
di bordo. Conti aggiungeva che «que-
sta testimonianza non risulterebbe in-
clusa in nessun rapporto ufficiale inol-
trato a uffici superiori».



potrebbe essere stato un aereo militare
la pratica di mettersi in scia di un aereo
civile per coprire la propria traccia radar
era pratica comune per le esercitazioni a
terra ed in volo. I piloti spesso prendevano di
mira gli aerei civili, per esercitarsi nelle
intercettazioni.



Ricapitolando, quindi, nel breve las-
so di tempo che va dal 27 ottobre al 5
novembre 1977 dovrebbero essere av-
venuti almeno tre documentati avvi-
stamenti multipli riguardanti l’area di
Cagliari-Elmas: il 27 ottobre (testimo-
ni quattro piloti di elicottero dell’Eser-
cito e due operatori della torre di con-
trollo di Elmas), il 2 novembre (due
piloti della Luftwaffe tedesca e due
operatori della torre di Elmas) e il 5
novembre (ancora due operatori del-
la torre di Elmas).
A questi casi, confermati da evidenze
ufficiali, si dovrebbe aggiungere quel-
lo di Capo Carbonara del 6 o 7 no-
vembre, per il quale non si dispone
tuttavia di alcuna solida evidenza pro-
batoria. Non vanno inoltre dimenti-
cati gli altri casi del 27 ottobre citati
nel paragrafo precedente.
Mentre questi fatti avvenivano (ma sa-
rebbero stati resi noti solo più avanti),
la vicenda di Elmas del 27 ottobre eb-
be nuova risonanza a seguito della
pubblicazione di due dettagliati ser-
vizi da parte di settimanali italiani ad
ampia diffusione come Eva Express e
Gente [14].
I due pezzi sono molto simili tra loro
nel riportare le dichiarazioni del Col.
Mario D’Angelo, comandante dell’ae-
robase di Elmas, e del Magg. Zoppi,
con una ricostruzione dei fatti ad ope-
ra dello stesso Zoppi e considerazio-
ni varie sulla rilevanza del caso dal
punto di vista dell’ufficialità e dell’an-
nunciata inchiesta in corso da parte
delle autorità competenti.
Di particolare rilievo, in entrambi gli
articoli, è la ricostruzione dei fatti ef-
fettuata grazie alla testimonianza di-
retta di uno dei principali protagoni-
sti, ricostruzione che pone tuttavia
qualche interrogativo se messa a con-
fronto con le dichiarazioni ufficiali ri-
lasciate dai testimoni.
Nell’intervista a Gente, Zoppi affer-
mava infatti di aver effettuato il pri-
mo avvistamento - assieme al collega
Riccardelli - poco dopo il decollo (al-
le 17.35 secondo quanto riportato nel
corpo dell’articolo), aggiungendo di
aver chiesto conferma alla torre di El-
mas (risposta negativa) e agli altri due
equipaggi (risposta affermativa da De
Muro/Giannella e negativa da Ro-
mani/Pisu).
Richiamata la torre di controllo, Zop-
pi avrebbe poi avuto conferma «...che
nel frattempo la luce era stata notata
da altre persone che ci seguivano con
il cannocchiale. Il radar però non ave-
va avvistato niente. Era tutto molto
strano, ma non era il caso di azzarda-
re ipotesi. Quando il Sole è al tra-
monto questi avvistamenti sono pos-
sibili: si tratta di fenomeni ottici do-
vuti alla rifrazione di raggi solari. Ver-
so le 18.45 ho rivisto per alcuni secondi
quella luce arancione, poi più nulla.
Escludo che si sia trattato di un aereo
o di un pallone sonda. Nel primo ca-
so, il radar avrebbe dovuto accertare
il segnale. Il secondo caso è ancora più
improbabile perché, alla quota di av-
vistamento, il pallone non avrebbe po-
tuto allontanarsi a una velocità così
elevata».
Nell’intervista pubblicata da Eva Ex-
press, Zoppi diceva che il primo avvi-
stamento si era verificato «esatta-
mente» alle 17.48 e che la sua prima
ipotesi era stata quella di un jet in de-
collo dal vicino aeroporto di Decimo-
mannu in quanto «i jet, visti da dietro
e nell’oscurità, producono questo ti-
po di fonte luminosa. Il tutto durò po-
chi istanti, poi il disco luminoso sparì».
Zoppi continuava affermando di aver
rivisto la luce alle 18.50; dal testo si ca-
pisce che anche la coppia De Mu-
ro/Giannella fu testimone di entram-
bi gli avvistamenti, la torre di Elmas
solo del secondo, la coppia Roma-
ni/Pisu di nessuno dei due.
La dinamica dei fatti citata da Zoppi
è, a parte qualche leggera discrepan-
za, sostanzialmente simile nelle due
interviste, ma come già si è accenna-
to essa differisce in maniera abba-
stanza consistente dal quadro deli-
neato dalle dichiarazioni ufficiali rila-
sciate dai quattro piloti e riportate in
precedenza.
Da quelle dichiarazioni (e dai formu-
lari compilati dai due addetti della tor-
re di controllo di Elmas), infatti, usci-
va un evento verificatosi in tre fasi di-
stinte, col primo avvistamento effet-
tuato da Zoppi e Riccardelli, il secon-
do dalla torre di Elmas e il terzo da De
Muro e Giannella. Da quanto riporta-
to dai due settimanali, invece, sem-
brerebbe che gli equipaggi Zoppi/Ric-
cardelli e De Muro/Giannella fossero
stati entrambi testimoni dei due avvi-
stamenti in volo a circa cinquanta mi-
nuti di distanza l’uno dall’altro, men-
tre il personale di torre avrebbe visto
la luce nell’intermezzo tra i due avvi-
stamenti effettuati dai piloti (secondo
Gente) oppure nello stesso momento
in cui si verificava il secondo (Eva Ex-
press). In più, dai due pezzi si evince
(in maniera esplicita su Eva Express)
che la missione si svolgeva con i tre
elicotteri in formazione, particolare
che si è sempre dato per scontato ma
che, alla luce dell’intervista effettuata
nel 1999 dal socio del CISU Angelo
Ferlicca ad uno dei piloti testimoni dei
fatti, potrebbe non essere poi così
scontato (ma di questo si parlerà più
avanti).

Eventi della rilevanza di quelli acca-
duti a Elmas non potevano lasciare in-
differenti ufologi e ricercatori nel cam-
po dei fenomeni anomali in atmosfe-
ra, pertanto non sorprende che fin da
subito organizzazioni come il CUN
(Centro Ufologico Nazionale) e il CNI-
FAA (Comitato Nazionale Indipen-
dente per lo studio dei Fenomeni Ae-
rei Anomali) si rivolgessero al Mini-
stero della Difesa per ottenere infor-
mazioni ufficiali e documentazione sui
clamorosi avvistamenti sardi.
Il CUN, per mano del suo vicepresi-
dente Roberto Pinotti, indirizzò una
prima missiva al Ministero in data 30
novembre 1977, sollecitandone poi il
riscontro con un’ulteriore lettera in da-
ta 4 gennaio 1978 e con un telegram-
ma, mentre il CNIFAA, per mano del
responsabile Renzo Cabassi, si rivol-
se al Ministero con lettere in data 31
ottobre 1977 e poi 14 e 30 novembre
1977, proponendo fra l’altro - con ri-
ferimento ad una lettera già inviata
dallo stesso CNIFAA al quotidiano Il
Resto del Carlino - la costituzione di un
panel scientifico composto da ricerca-
tori qualificati con l’obiettivo di stu-
diare i dati relativi ad osservazioni e
segnalazioni non identificate.
Come si vede dalle date di invio del-
le prime lettere e dei rispettivi solle-
citi, il Ministero non mostrò fretta par-
ticolare nel riscontrare le richieste de-
gli enti privati di studio, almeno fino
ai primi di gennaio 1978: il 5 di quel
mese, infatti, lo Stato Maggiore della
Difesa inviò finalmente una comuni-
cazione di riscontro alle richieste del
CNIFAA svelando la valutazione “uf-
ficiale” a proposito degli avvistamen-
ti di Elmas. Il testo della lettera era il
seguente:
«Questo Stato Maggiore della Difesa,
interessato dall’Ufficio del Segretario
Generale del M.D. in merito al quesi-
to formulato con la lettera in riferi-
mento a., ha accertato che il ‘fenome-
no’ descritto da codesto Comitato è sta-
to identificato dagli Organi Tecnici
dell’Aeronautica Militare e che tratta-
si di una normale operazione aerea».
Nessun ulteriore riferimento era con-
tenuto circa la costituzione del panel
proposto dal CNIFAA. Una lettera dal
contenuto praticamente identico veni-
va spedita dallo Stato Maggiore al
CUN in data 21 gennaio 1978.
Nel frattempo, e per l’esattezza il 5
gennaio, il Ministero della Difesa for-
niva all’agenzia ANSA un comunica-
to stampa dello stesso tenore. Ecco co-
me l’ANSA divulgò la notizia:
«AEREO MILITARE E NON ‘UFO’
SOPRA CAGLIARI
(ANSA) - ROMA, 5 GEN - Non era un
aereo misterioso né tantomeno un
‘UFO’ l’‘oggetto volante’ che il 27 ot-
tobre scorso verso sera aveva attra-
versato il cielo di Cagliari, ma un nor-
male aereo militare impegnato in una
esercitazione. Lo si deduce da un co-
municato del Ministero della Difesa a
proposito delle recenti richieste di al-
cuni lettori di quotidiani che ricorda-
vano gli accertamenti disposti dallo
stesso Ministero in seguito alla se-
gnalazione fatta dal personale della
torre di controllo dell’aeroporto di Ca-
gliari-Elmas e dai piloti di due elicot-
teri in volo. Le prime indagini sono
bastate per chiarire che la ‘esercita-
zione era stata erroneamente inter-
pretata dal personale che ha segnala-
to l’avvistamento’ anche per le non
perfette condizioni di visibilità».
I quotidiani ripresero la notizia il gior-
no successivo, 6 gennaio, spesso limi-
tandosi a riportare di peso il testo dif-
fuso dall’ANSA [15].
Caso chiuso, quindi? Non proprio,
perché il testo del comunicato mini-
steriale sembra fosse concepito appo-
sta non solo per attirare gli strali de-
gli ufologi[16], ma anche per sfidare il
buon senso di chi dalle autorità at-
tendeva - pur senza preconcetti o
aspettative di sorta - una risposta
obiettiva e realistica.



allora dell'asimmetria informativa verticale
anche i CISUCI [SM=g3943211] se ne erano accorti da tempo!



La prima obiezione che viene in men-
te nei confronti del comunicato del Mi-
nistero riguarda la circostanza che per-
sonale di torre addestrato e piloti mi-
litari in servizio permanente effettivo
possano avere equivocato «anche per
le non perfette condizioni di visibilità»
ciò che hanno visto.
Non sarebbe comunque certo stato il
primo abbaglio preso da piloti perfet-
tamente qualificati, quindi il giudizio
in questo caso può rimanere cautela-
tivamente sospeso, anche perché in ef-
fetti il primo pensiero manifestato dai
testimoni in volo (vedi la dichiarazio-
ne del Magg. Zoppi) riguardò effetti-
vamente il postbruciatore di un jet mi-
litare, ipotesi poi scartata più perché
nessun aereo risultava in volo in quel
momento che per intima convinzione.
Quanto alle non perfette condizioni di
visibilità invocate dal Ministero, esse
alludono probabilmente più al buio
incombente che non alle effettive con-
dizioni meteo, perché dai rapporti dei
testimoni pare potersi dedurre che il
tempo al momento degli avvistamen-
ti fosse buono.
Ancora, e questa è forse l’obiezione
più forte che può farsi al comunicato,
pare francamente fuori dal mondo che
nessuno dei testimoni coinvolti, ed in
particolare il personale di torre, sa-
pesse che sulla loro testa era in corso
un’esercitazione coinvolgente «un nor-
male aereo militare».
Infine, contro questa tranquillizzante
spiegazione cozza anche il tentativo -
come abbiamo visto abortito sul na-
scere - di far decollare un jet per in-
tercettare quello che evidentemente si
considerava un intruso e non un veli-
volo amico.



esatto!



Se di un normale aereo militare si
trattò, quindi, è quasi inevitabile che
non fosse impegnato in una “norma-
le” esercitazione e che la sua missio-
ne fosse di ricognizione sulle installa-
zioni NATO della zona. Il “normale
aereo militare” potrebbe essere stato,
quindi, un ricognitore sovietico, ed in
questo caso non sorprenderebbe che
il Ministero avesse preferito far cre-
dere all’opinione pubblica che il sor-
volo fosse ben noto e “normale”, an-
ziché ammettere che non si era riusci-
ti ad evitare che un intruso compisse
(addirittura) più di un passaggio sul-
la zona potendosene poi andare indi-
sturbato.



Mig25 foxbat non furono mai venduti alla libia
e furono impiegati solo per la difesa aerea
contro gli SR71 (ottenendo nessun risultato,
tanto che fu sviluppato il Mig31).
Gli unici ricognitori erano i TuBear, quadrimotori
a pale, facili da intercettare e che erano sempre
in nord atlantico. Nel mediterraneo erano di
moda i sottomarini spia oppure i pescherecci spia.

Piu' probabile un SR71 in rotta verso la Turchia, come
accadde al caso del falso UFO avvistato dall'Armee
dell'Air sul Mirage IV del 7.3.1977

Oppure un F104 meno probabilmente un Mig23, non credo
che l'AMI avrebbe tollerato voli a bassa quota di tali
apparecchi dalla libia, a meno che i servizi segreti libici,
in combutta con il sismi, non usassero i Mig23 al posto degli
aerei di linea, per portare personaggi dall'italia alla libia.




Ma su queste considerazioni avremo
modo di tornare in seguito.
Resta il fatto che coloro i quali aveva-
no sperato di trovarsi di fronte ad
un’intrusione extraterrestre coinvol-
gente (finalmente!) l’interesse delle au-
torità militari rimasero alquanto de-
lusi, per non dire di peggio, dal co-
municato ministeriale, certo pensan-
do che il cover-up riguardasse non già
comprensibili motivazioni di caratte-
e politico e militare, bensì la vo-
lontà di procedere all’ennesimo in-
sabbiamento di un clamoroso caso
di sorvolo di nostre basi militari
da parte di velivoli alieni...
Tuttavia il caso Elmas può effetti-
vamente, con buona pace degli
ambienti ministeriali che partori-
rono il comunicato stampa, rite-
nersi ancora non spiegato e quin-
di “ufologico” a tutti gli effetti,
senza per questo tirare in ballo i
soliti extraterrestri in trasferta sul
nostro pianeta.

Anche - e forse soprattutto - per le
ambiguità della spiegazione uffi-
ciale, nel mondo ufologico il caso
di Elmas continua ad essere consi-
derato non già come un episodio
inquadrabile nella normale (que-
sta sì...) attività militare e strategi-
ca tipica di quegli anni di Guerra
Fredda, bensì un evento più “mi-
sterioso” in senso lato, con un occhio
di riguardo all’ipotesi delle visite ET.
E le falle che obiettivamente si riscon-
trano nel comunicato del Ministero so-
no state, e ancora sono, quasi invaria-
bilmente interpretate nel senso della
“congiura del silenzio” sugli extrater-
restri piuttosto che in quello della ri-
servatezza militare su attività certa-
mente “terrestri”.
Di questa tendenza sono testimoni le
tante menzioni [17] che del caso sono
state proposte ai lettori, anche all’este-
ro [18], su pubblicazioni specializzate
e non.
Ed anche questo, per quanto non sia
di per sé un elemento costitutivo
dell’inesplicabilità del caso, contri-
buisce comunque a consolidare, per
gli eventi di Elmas dell’ottobre 1977,
lo status di “classico” dell’ufologia ita-
liana a tutti gli effetti.



Piu' probabile un SR71 in rotta verso la Turchia, come
accadde al caso del falso UFO avvistato dall'Armee
dell'Air sul Mirage IV del 7.3.1977



Il 19 gennaio 1999, dopo un’adeguata
preparazione concordata con i re-
sponsabili dei progetti Aircat e OV-
NI/F.A. del CISU, Angelo Ferlicca eb-
be modo di incontrare de visu uno dei
quattro piloti testimoni in volo del ca-
so Elmas e di intervistarlo a proposi-
to del suo avvistamento.
Dal colloquio che ne seguì emergono
alcuni elementi interessanti, come pu-
re alcune contraddizioni rispetto a
quanto pubblicato a suo tempo. A
questo proposito va tenuta presente
l’indispensabile cautela che deve ac-
compagnarsi alla valutazione delle di-
chiarazioni testimoniali rilasciate do-
po un lungo periodo dallo svolgi-
mento dei fatti. In questo caso si trat-
ta di ben ventun anni, ed è noto come
in queste occasioni le testimonianze
possano essere viziate da errori o im-
precisioni non volute, ma certamente
possibili se non addirittura probabili.
Si fa inoltre presente che per questio-
ni di privacy non si ritiene opportuno
citare il nome del testimone intervistato
da Ferlicca, né menzionare elementi
delle sue dichiarazioni che possano
contribuire a identificarlo. Pur con que-
ste limitazioni, peraltro comprensibili
alla luce della vigente normativa e del-
la garanzia di anonimato nei confron-
ti del testimone prescritta dal nostro
codice deontologico associativo, è dav-
vero importante prendere nota di al-
cune delle informazioni fornite dal pi-
lota all’inquirente del CISU.
A proposito dell’esercitazione in cui
gli elicotteri erano impegnati quel 27
ottobre 1977
, va subito sottolineato co-
me il testimone ricordasse la presen-
za di due aeromobili e non tre, parti-
colare non fondamentale perché il
coinvolgimento di tre elicotteri è am-
piamente confermato, tuttavia degno
di nota perché si inquadra perfetta-
mente nella difficoltà, citata poc’anzi,
che hanno i testimoni a ricordare con
precisione avvenimenti accaduti mol-
ti anni prima. Anche l’intervistato ha
comunque confermato che almeno
uno dei velivoli era un AB-205.
Un particolare importante emerso dal-
la testimonianza resa a Ferlicca ri-
guarda invece lo svolgimento dell’e-
sercitazione: come già detto in prece-
denza, si è sempre dato per scontato
che gli elicotteri quella sera volassero
in formazione, mentre il testimone ha
invece affermato che si trattava di un
volo in circuito, con gli elicotteri che
decollarono distanziati di uno-due
minuti uno dall’altro, in modo tale
che mentre uno si trovava “in sot-
tovento” un altro era “in finale”.
Questo è un particolare importan-
te, in primo luogo perché ristabili-
sce una realtà storica che si era
sempre in qualche modo disattesa,
in secondo luogo perché esso chia-
risce meglio la dinamica degli av-
vistamenti e spiega come mai sol-
tanto un equipaggio per volta (ol-
tre al personale di torre) avesse av-
vistato l’oggetto in momenti di-
versi.
Un’altra interessante informazio-
ne fornita dal testimone è che su-
bito prima dell’avvistamento egli
ebbe l’impressione di sentire sul
plexiglass della carlinga come un
ticchettio di pioggia, cosa che non
si conciliava per nulla col cielo lim-
pido e stellato in cui si stava svol-
gendo la missione; alzando gli oc-
chi, egli vide allora l’oggetto. In
mancanza di ulteriori elementi non
pare opportuno azzardare alcuna
spiegazione su questo fatto, né sul-
l’eventuale collegamento tra il “tic-
chettio” e l’apparizione dell’oggetto,
tuttavia la circostanza è indubbia-
mente curiosa.
Ancora, il testimone afferma che il co-
lore dell’oggetto osservato era bianco,
andando così contro tutte le testimo-
nianze dell’epoca - che si riferivano ad
un oggetto di colore arancione o ros-
so-arancio, anche se altri testimoni (ve-
di il paragrafo “Testimonianze colla-
terali”) parlarono di sfumature verdi
e/o azzurre, tuttavia mai di “bianco”.
Infine, il testimone ha escluso con fer-
mezza che il fenomeno potesse iden-
tificarsi con il postbruciatore di un ae-
reo a reazione, basando questa sua
convinzione su due elementi: in primo
luogo, sul fatto che la luce non sareb-
be scomparsa repentinamente («...il
postbruciatore si spegne e basta...»),
mentre quello avrebbe invece dato
l’impressione «...di un bengala che si
spegne, praticamente si è diviso in 3-
4 palline, come se fossero delle scorie
che scendessero... Il postbruciatore
non dà questa sensazione, si spegne e
basta». In secondo luogo, il postbru-
ciatore si presenta alla vista come un
dardo di luce, mentre l’UFO avvistato
aveva un aspetto puntiforme.
E’ chiaro come questa descrizione, che
pare escludere l’ipotesi postbruciato-
re, sia molto importante, visto che es-
sa contrasta in maniera evidente con
la spiegazione fornita a suo tempo dal
Ministero.



un foo fighter, per forma, colore,
dinamica di volo, si direbbe un foo
fighter, tecnologia insettoide nel 1977

Od un disco nuovo (non censito)
oppure piu' probabilmente sempre
il disco solito insettoide del 1976
del caso F4 Phantom II iraniano
dell'anno prima.

19.09.1976
+434gg = 1a +2mesi:9gg
27.11.1977

siamo fuori di 2 mesi e 9gg [SM=g2806961] ma
essendo difficile misurare l'arrivo
e la ripartenza esatta, considerando la
base di prossimità di marte, il disco
potrebbe aver sostato per [SM=g3061178] 14 mesi.



In realtà il discorso al riguardo è mol-
to più complesso, come si cercherà di
argomentare nel prossimo, conclusi-
vo paragrafo.

E’ molto difficile, se non impossibile,
mettere oggi un punto fermo sui fatti
di Cagliari-Elmas del 27 ottobre 1977,
in quanto le pur numerose testimo-
nianze disponibili non riescono da so-
le a fornire un quadro preciso e riso-
lutivo di ciò che accadde né, è appe-
na il caso di ripeterlo, ci riesce la spie-
gazione fornita dallo Stato Maggiore
della Difesa.
Ma procediamo con ordine.
Era un aereo? Il testimone intervista-
to da Ferlicca esclude decisamente di
aver visto il getto di un postbruciato-
re e, quindi, che la presenza di un jet
fosse causa del fenomeno.
Sembra tuttavia di notare tra le righe
come questa - peraltro molto decisa -
esclusione dipenda soprattutto da due
considerazioni NON definitive: a) i
postbruciatori che lui conosceva (e co-
nosce) si presentano alla vista in mo-
do diverso; b) solo un pilota sconsi-
derato (se “amico”) o un vero e pro-
prio “intruso” avrebbe potuto effet-
tuare un sorvolo non autorizzato così
pericoloso, trattandosi di un’area for-
temente trafficata.
Ora, dalla descrizione fatta dell’UFO
(punto luminoso), parrebbe logico
escludere un postbruciatore di qual-
siasi genere (in effetti essi si presenta-
no davvero a forma di “dardo”, come
dice il testimone). D’altro canto, un
“dardo” visto da dietro sembrerebbe
un punto, quindi se l’ipotetico aereo
fosse stato in allontanamento dal luo-
go in cui si trovava l’elicottero, il pi-
lota non lo avrebbe certo visto come
un dardo, bensì proprio come un pun-
to. Questa possibilità sarebbe però
esclusa dalla dinamica dell’evento, da-
to che l’oggetto avrebbe attraversato
l’orizzonte del testimone e sarebbe
quindi stato visto di lato.
In più va tenuto presente che, quale
che fosse la sua forma, è sempre stata
vista una sola fonte luminosa, quindi
se fosse stato un jet si sarebbe proba-
bilmente trattato di un monomotore.
Possibili candidati? Un’infinità, con-
siderando che la zona era, ed è tutto-
ra, ad alta concentrazione di traffico
aeronautico.
Tralasciando Elmas, dove c’erano so-
lo gli elicotteri dell’Esercito e i bimo-
tori antisommergibile ad elica Atlant-
ic dell’Aeronautica, va tenuto presen-
te che la base NATO di Decimoman-
nu è un poligono interforze dove, a ro-
tazione, i Paesi dell’Alleanza manda-
no i loro piloti e aerei per campagne
addestrative di tiro. Dunque, poteva
trattarsi per esempio un di F-104 (di
varie nazionalità) o di un Mirage (fran-
cese, belga, ecc.), per non parlare di
eventuali apparecchi statunitensi im-
barcati su una portaerei di passaggio.
Per dirla in due parole, la spiegazione
ufficiale che parla di aereo amico in
normale volo di esercitazione non mi
ha mai convinto perché, a meno che si
sia trattato di un’imperdonabile ne-
gligenza da parte di qualche pianifi-
catore dei voli, non è certo buona nor-
ma mandare un jet “in normale eser-
citazione” a svolazzare (avvistamenti
multipli nell’arco di un’ora...) su un
aeroporto trafficato senza - come mi-
nimo - informarne la torre di control-
lo. Sappiamo invece che il personale
della torre di Elmas fu preso del tutto
di sorpresa dall’avvenimento.
D’altronde, se si fosse trattato di un’e-
mergenza inaspettata lo si sarebbe co-
munque potuto dire tranquillamente,
senza tirare in ballo una così poco cre-
dibile “normale esercitazione”.
Questo per quanto riguarda l’ipotesi
dell’aereo “amico”, ma tutt’altro va-
lore potrebbe invece avere quella
dell’“intruso”.



se gli elicotteri erano in formazione stretta
non c'e' spazio fisico per un'aereo per
passacci in mezzo, a causa delle pale dei rotori.
Senza contare la turbolenza di un reattore, anche
senza postcombustori accesi. O si scarta l'avvistamento
oppure si da credito ai testimoni che parlano di
oggetto multicolre di forma rotonda, che per la
formazione di piu' elicotteri, potrebbe aver piu'
senso di un aereo militare.

se gli elicotteri erano in colonna frammentata
non ci sarebbe stato cmq molto spazio fisico per un jet per fare
il percorso dell'alce. Altissimo rischio di collisione, nonché
forte turbolenza per un elicottero. Inoltre un F104
non brilla per manovrabilità e la quota é troppo bassa
per un SR71 e per la manovrabilità. Un mig23 con ali a geometria
variabile potrebbe... ma sarebbe stato visto come velivolo e non si sarebbe parlato di UFO. Nonché intercettato.
Se non erro olte agli F104 a sud in sardegna c'era pure una batteria di nike hercules contro le minacce libiche (ma dovrei controllare sul sito dei nike hercules)
in servizio.



Un buon candidato in questo caso sa-
rebbe, a parere di chi scrive, un MiG-
25R (Foxbat-B secondo il codice NA-
TO) o RB (Foxbat-D) sovietico da rico-
gnizione decollato da una base nor-
dafricana, anche se pare piuttosto im-
probabile che, dopo averlo segnalato
la prima volta, gli avrebbero conces-
so un secondo (o, addirittura, un ter-
zo) passaggio. Va bene che il MiG-25,
per le sue prestazioni, era difficilmente
intercettabile, però...



No!, non un foxbat, non ne furono venduti
alla Libia e furono tutti impiegati
come intercettori da difesa aera. Per altro
i satelliti oppure i sottomarini spia, oppure
i pescherecci spia russi nella guerra fredda
spiavano meglio di un singolo passaggio di un
aereo, che per altro avrebbe potuto essere
impallinato dai SAM Nike Hercules.

Un SR71 lo disintegra un elicottero,
per la turbolenza che crea, inoltre
la quota é troppo bassa per un SR71.



Tre passaggi e una permanenza in zo-
na di un’ora sono un po’ troppo an-
che tenendo conto dei consumi di car-
burante (soprattutto facendo uso del
postbruciatore), e nonostante questo
apparecchio potesse vantare un’auto-
nomia più che ragguardevole [19]. Ma
nulla vieta di ipotizzare che nell’ope-
razione potessero essere coinvolti due
o più aerei, con passaggi scaglionati
nel tempo.
Lo scenario, comunque, è plausibile,
perché in zona di cose interessanti da
vedere (e fotografare) per i sovietici ce
n’erano parecchie.
Naturalmente, anche qui c’è un pro-
blema: il MiG-25 è un bimotore, quin-
di i testimoni avrebbero dovuto ve-
dere due punti luminosi appaiati
(sempre da dietro, ovviamente) e non
una sola fonte luminosa, a meno che
le condizioni di luce fossero state tali
o le limitazioni percettive sufficienti a
far sembrare che i due punti si fon-
dessero in uno solo.



l'unico velivolo potrebbe essere un
Mig23 libico, ne furono venduti molti,
ed é monomotore ed ha il postbruciatore.

Oppure un F104 anch'esso monomotore, italiano,
con postbruciatore, in linea nel 1977.

Non c'e' pero' turbolenza nell'elicottero
e dai disegni pare che l'oggetto sia passato
molto vicino.



A parte queste considerazioni prati-
che, resta il fatto che il Foxbat era al-
l’epoca un aereo dalle prestazioni
straordinarie e sulla cui carriera ope-
rativa sono fiorite storie al limite del-
la leggenda urbana. Ad una di queste
storie, collocata a metà degli Anni 70
e quindi in perfetta attinenza col caso
Elmas, fece riferimento un interessante
articolo apparso nel 1995 sulla rivista
specializzata Aerei [20]. Nell’articolo si
afferma che in quel periodo, a segui-
to dell’apparizione sugli schermi ra-
dar tedeschi e francesi di tracce in vo-
lo ad altissima quota ed a velocità
prossime a Mach 3, si ipotizzò trat-
tarsi di voli di ricognizione proprio da
parte di MiG-25R. L’articolo prosegue
raccontando come, per porre fine a
queste intrusioni, la NATO avrebbe
preparato un vero e proprio “aggua-
to” sulle rotte preferenziali percorse
dagli “spioni” sovietici, che si sareb-
bero snodate in direzione est-ovest
dalla Cecoslovacchia fin verso Barcel-
lona, da dove i MiG-25 avrebbero poi
fatto rotta verso l’Algeria per compiere
uno scalo tecnico.
L’articolo prosegue aggiungendo che
«altre rotte delle missioni che furono
soprannominate Foxtrot Express giun-
gevano dal Mediterraneo e ‘tagliava-
no’ il Tirreno meridionale e l’Adriati-
co per rientrare in Cecoslovacchia con
una vera e propria collezione di vio-
lazioni di spazi aerei sovrani (Italia,
Jugoslavia e Austria)». Secondo il pez-
zo, inoltre, «all’epoca circolava un’al-
tra notizia mai verificata, secondo la
quale il MiG-25 iniettava nei postbru-
ciatori gel di ferrite che passava senza
bruciare attraverso gli ugelli, creando
una specie di cortina nebbiogena an-
tiradar».
Su molte di queste leggende fiorite in
un’epoca in cui la Guerra Fredda pas-
sava spesso ad episodi di guerra “cal-
da” e guerreggiata, il più delle volte
rimasti sconosciuti all’opinione pub-
blica, il tempo ha fatto giustizia e ora
possiamo dire di sapere molto di più
che non negli Anni 70 sulle missioni
di spionaggio (vere o presunte) effet-
tuate dai sovietici.
In realtà, come riportato anche da un
altro ottimo articolo apparso sempre
su Aerei [21], oggi si ritiene addirittu-
ra poco probabile che i MiG-25R com-
pissero missioni regolari così in
profondità nel territorio della NATO;
è tuttavia possibile, se non probabile,
che in occasioni particolari qualche
missione di questo genere sia stata
portata a termine almeno da drones
Tupolev Tu-123DBR.

Questi grossi apparecchi senza pilota
avevano infatti prestazioni e traccia
radar assimilabili a quelle del MiG-25,
cosa che poteva portare a confusioni
sulla natura dell’intruso intercettato
dai radar, confusione aggravata dal
fatto che all’epoca l’esistenza dei Tu-
123 era ignota in Occidente [22].
I Foxbat non erano peraltro rari sul Me-
diterraneo, essendo in dotazione alle
aeronautiche militari di Algeria, Libia



No! sbagliato i Bear hanno una RCS enorme
come quella di un B52, mentre i foxbat hanno
una RCS molto piu' piccola. I Bear sono
quadrimotori ad elica, sono lenti e facilmente
intercettabili e non hanno postcombustori.



e Siria. Negli Anni 70 ne furono stan-
ziati alcuni anche in Egitto: nonostante
portassero insegne egiziane, essi era-
no utilizzati da personale sovietico e
compirono numerose documentate
missioni ricognitive sull’area medio-
rientale.
Tornando al caso Elmas, è chiaro che
la presenza di un “curioso non auto-
rizzato” (per giunta non intercettato)
a spasso su una zona assai sensibile
del dispositivo NATO nel Mediterra-
neo sarebbe stata fonte di imbarazzo
per i Comandi interessati. Quindi
niente di meglio che spiegare l’even-
to chiamando in causa la presenza di
un aereo “amico” non riconosciuto an-
che a causa delle non perfette condi-
zioni di visibilità (e malgrado secon-
do i testimoni ci fosse un bel cielo stel-
lato...).
Ma, per far parlare di nuovo il nostro
testimone, è senz’altro vero che un po-
stbruciatore si spegne e basta, senza
frammentarsi come la fonte luminosa
che vide lui; pertanto l’ipotesi aereo
non può, a personale parere di chi scri-
ve, essere scartata ma non può nem-
meno, alla luce dei dati disponibili, es-
sere considerata del tutto soddisfa-
cente.
Per inciso, l’effetto frammentazione
ricordato dal testimone potrebbe far
pensare ad un fenomeno meteorico,
tuttavia tre fenomeni meteorici che
passano su Elmas nello spazio di
un’ora sarebbero davvero un po’ trop-
pi per risultare credibili.

Circa la dinamica degli avvistamenti,
poi, ci sono altre domande alle quali
sarebbe importante trovare risposta,
come per esempio il dettaglio del mi-
sterioso “ticchettio” avvertito dal te-
stimone sul vetro del tettuccio del suo
elicottero. E anche riguardo a come la
notizia degli avvistamenti di Elmas sia
filtrata ai media ci sarebbe senza dub-
bio ancora parecchio da approfondire.
E’ quindi difficile dire se un giorno
sarà possibile spiegare in maniera de-
finitiva i fatti di Elmas dell’ottobre
1977, mettendo così fine ad illazioni e
polemiche che si sono trascinate per
tanti anni senza che si arrivasse a ri-
sultati degni di nota.
La sensazione che si ricava dall’insie-
me dei fatti è comunque che il miste-
ro nella vicenda di Elmas abbia atti-
nenza non tanto con una visita di in-
trusi extraterrestri, bensì con lo spie-
tato gioco a rimpiattino che le grandi
potenze ed i loro alleati condussero
senza esclusione di colpi dall’imme-
diato secondo dopoguerra fino alla
scomparsa dell’Unione Sovietica. Gio-
co a rimpiattino che va tenuto nel con-
to, pur senza alcuna volontà di bana-
lizzare alcunché, anche in vista della
grande annata ufologica dell’anno suc-
cessivo a quello dei nostri fatti, il “mi-
tico” 1978.
E tutto ciò, non va dimenticato, po-
chissimi anni prima della tragedia di
Ustica, che fra i tanti misteri mai ri-
solti che la caratterizzano annovera
anche – in modo emblematico – il ri-
trovamento di un MiG-23 libico sui
monti della Sila abbattuto non si sa be-
ne da chi e in quali circostanze...
Riusciremo mai ad avere un quadro
completo di ciò che avvenne in quegli
anni tumultuosi nei cieli (e nei mari)
italiani?



No!, é tutto sbagliato.
L'unico velivolo potrebbe essere un
Mig23 libico, ne furono venduti molti,
ed é monomotore ed ha il postbruciatore.

Oppure un F104 anch'esso monomotore, italiano,
con postbruciatore, in linea nel 1977.

Tuttavia:

1-Non c'e' turbolenza nell'elicottero
e dai disegni pare che l'oggetto sia passato
molto vicino alla formazione dei 3 elicotteri.

2-la velocità di un bell é troppo lenta per un
F104 che stallerebbe, quindi non era un F104.

3-Un mig23 ha ali a geometria variabile, puo'
volare bene anche a velocità piu' basse
variando l'apertura alare, tuttavia sarebbe
stato osservato e ben identificato
dai radar e dalla torre di controllo, dato che
volando piu' piano, sarebbe stato osservabile.

4-troppo basso per un SR71 e nessuna turbolenza.

5-il disegno allegato all'avvistamento dei 3 elicotteri ricorda piu0 un foo fighter.
[Edited by chip65C02 4/13/2015 4:47 PM]
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Utente Esperto
4/15/2015 2:46 PM
 
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Concordo, non capisco come possa un velivolo militare passare attraverso degli elicotteri a distanza ravvicinata senza che i testimoni potessero riconoscerne le caratteristiche, calcolando poi la buona visibilità. Peraltro come giustamente detto, andrebbe anche tenuto conto della forte turbolenza e la difficile manovrabilità di un velivolo a certe distanze e quote. A questo poi, si aggiunge che se fossero sovietici, oltre ad utilizzare un mezzo che a quanto invece risulta a me di capire, era di dimensioni ridotte e di forma circolare, agile, veloce, molto manovrabile, hanno utilizzato un comportamento davvero inusuale. A che serviva avvicinarsi tanto a degli elicotteri stranieri? Voli di ricognizioni e missioni di spionaggio o di disturbo addirittura, e ce ne sono stati, non avvengono in questo modo. Sono meno palesi e non così sfacciati come in questo caso. A me risulta certamente un caso molto ma molto interessante, peraltro ben documentato, addirittura una testimonianza sembra far proprio capire di come il velivolo cambiasse colore ed intensità quando aumentava o diminuiva velocità.
[Edited by Ale-95 4/15/2015 2:46 PM]
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